My diciottesimo: un post di cui si avvertiva la necessità nell’intimo

Ecchime. Quasi 18 mesi dopo.

Dunque dicevamo: tirocinio. Marzo 2016. L’ultimo articolo.

Il tirocinio è andato bene. Sostanzialmente ho dovuto indossare periodicamente una divisa da calcio (IO, cioè IO, la persona meno sportiva attiva del mondo) e giocare a calcio (appunto) con ragazzini disabili. Accade che quando attorno a te, nonostante la disabilità fisico-relazionale, le persone corronosaltanoricorronosibuttano ed altre cose calcistiche mentre tu, si TU (che poi sarei io) ansimi e sfiati e spurghi dopo 5minuti5™ , ecco accade che forse (forse!) capisci di essere un vecchio demmerda già a 26 anni e forse (forse!) è il caso di rimettersi un po’ in forma. Dopo aver avuto l’illuminazione in quella maledetta Primavera 2016 è con orgoglio che informo l’umanità intiera di aver iniziato a fare esercizi fisici e prestare attenzione ad un’alimentazione sana e genuina. A partire da ieri pomeriggio. 18 mesi dopo l’illuminazione. Ho i miei tempi.

Ma dei drammi dell’esercizio fisico parlerò un’altra volta.

Anche perchè è accaduto -durante questo mio silenzio elettorale- che io (IO! Cioè, mica egli o loro, IO!) ho trovato lavoro e 1) poco importa che mi abbiano lasciato a casa mese scorso, è stata comunque un’esperienza formativa importante e 2) poco importa che non guadagnassi un cazzo, è stata comunque un’esperienza formativa importante Pt.2.

Ho imparato infatti che:

  • il caffè è la salvezza divina. Senza è uno stanco arrancare tra il momento in cui lasci il letto ed il momento in cui vi fai ritorno (finalmente);
  • è sempre un buon momento per prendere il caffè e chi lo rifiuta è chiaramente un Estraneo, un ex-vivo;
  • non importa se hai ragione o torto, tanto avrai comunque torto;
  • non importa se lavori bene o male con strumenti poco efficienti, l’importante è continuare ad usare strumenti poco efficienti;
  • non importa se gli altri fanno le cose accazzo, l’importante è che tu faccia le cose al meglio così che gli altri possano continuare a fare le cose accazzo;
  • se hai una buona idea che potrebbe migliorare l’efficienza generale comunicala con un’intelligente argomentazione sostenuta da esempi e prove, tanto comunque non si potrà attuarla perchè intanto facciamo così, poi vedremo;
  • se un collega non sa fare una cosa falla al posto suo, così invece di perdere tempo a fargli capire come fare stringerai i tempi da dedicare a ciò che hai già da fare tu;
  • se uno strumento necessario a fare qualcosa si rompe, comunicalo a chi di dovere così che possa ignorarti più volte. Quindi procedi a fare ciò che dovresti fare con quello strumento usando la più pratica e comoda magia;
  • il tempo è una risorsa da usare male;
  • le persone sono inutili, fastidiose, stupide e si vivrebbe meglio senza.

Altra cosa importante occorsa in questi 17/18 mesi di latitanza è l’Università. Ebbene, anche IO (non solo gli altri!) ho terminato gli esami e sono in attesa del tanto agognato pezzo di carta. Che poi non avrò. Infatti la mia Facoltà (facoltà che adesso si chiamano dipartimenti perchè serviva un nome che facesse rima con inefficienti e va bene essere incapaci di fornire tempistiche e modalità comode per universitare, ma almeno cazzo se siamo poeti), a noi triennalisti riserva una sì comoda modalità esclusivamente online di laurearsi, ma quel sapore di banner-spam “COMPLIMENTI HAI VINTO UNA LAUREA” lampeggiante in ciano/magenta e più truffaldino dei vari “metodo incredibile per allungare il tuo pene clicca qui e vedrai che bisteccona”  non si può proprio ignorare.
La mia tesi è tra l’altro fighissima, il titolo completo è “Il senso di autostima ed il senso di autoefficacia quali fattori protettivi contro il rischio in adolescenza“, titolone che apre a ben 30 pagine in cui di spiego perchè se ti vuoi bene e pensi di essere in grado di non mandare tutto a puttane, allora è meno probabile che ti droghi e spacchi ammerda con gli amichetti deviati. Immaginatemi Capitan Ovvio di ritorno da un full-camp presso i Papa Boys. (ovviamente l’argomento della tesi è serio e più complicato, ma qui lo presento in tal guisa perchè sono very funnyso hilarious, wow).

Enniente (cit.), il 19 Settembre forse (forse!) vinco un titolo triennale nelle patatine. Poi, a seguire, TEST DI AMMISSIONE PER CLINICA, roba che pure per la magistrale un test è da stronzi veri.

In tutto questo caos mulinante di cui importa solo a me, si salva solo la love life con quella intelligentissima ed unica sex-goddess di Namida la quale, nonostante la distanza, mi ricorda quotidianamente quanto la semplice esistenza di Qualcuno sia sufficiente a rimandare il tentatore invito della mietitrebbia ad infilarci la testa dentro e vedere l’effetto che fa. In ogni caso, ora che l’ho taggata (si taggava così? cioè aggiungi un link con il pulsantone della catena? boh.) sul mio blog parlando di love life ci penserà lei a trebbiarmi il cranio così poi da farci il pane.

XOXO

Gossip Girl

Guida impermeabile ai blitzkrieg dell’inverno (Urban Edition)

Il 15 Marzo è stata una bella giornata di sole e cielo limpido e azzurro.

Oggi, 17 Marzo, è stata una bella giornata di sole e cielo limpido e azzurro.

Il 15 Marzo non sono uscito. Oggi nemmeno.

Ieri sì, ieri sono uscito. Ieri sono uscito alle 8 del mattino per andare ad un colloquio in una sede di tirocinio. Ieri mattina nevicava orizzontalmente, l’acqua ghiacciata era ovunque ed il Freddo mi circondava, mi penetrava e teneva unita la Galassia.

Il problema di giornate in cui l’Inverno organizza un flash-mob è che nessuno è preparato psicologicamente al combattimento, al duello, alla GUERRA.

“No aspetta, spiegaci checciazzecca la pugna con il maltempo nella elegante e pacifica Torino!”

Io già immagino il vostro “AAAAHN!”, tipico di chi raggiunge l’illuminazione e capisce tutto, quando vi dirò le due parole necessarie a capire il mio collegamento neve-battaglie sanguinose:

MEZZI. PUBBLICI.

Ecco. Ora avete capito. Perciò non serve che vi racconti della lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile circondato da belve feroci.

Il sottoscritto che scorge nella tempesta il tram-salvezza.
Il sottoscritto scorge nella tempesta il tram-salvezza.
Il sottoscritto dopo aver realizza che quel tram non è quello che gli serve.
Il sottoscritto realizza che quel tram non è quello che gli serve.

Utile però è trasmettere l’esperienza dei veterani. Il senso di questa guida è pertanto quello di aiutare altri sventurati a sconfiggere il Generale Inverno quando questi va a fare shopping di vite in città.

Let’s start!

#1 L’importanza del Dove

L’essere umano medio è stato dotato, dalla natura, di un senso dello spazio e di un senso del tempo necessari a ricordare i punti di riferimento, le strade percorse e i percorsi alternativi già scoperti. L’evoluzione della nostra specie ci ha condotti lontano dalle savane e dai boschi nevosi di neanderthaliana memoria verso società e civilità e culture sempre più complesse, segnando il passaggio dall’Uomo cacciatore-raccoglitore all’Uomo col TomTom. Se è vostra intenzione sfidare il maltempo a cazzo duro, ricordatevi di aver ben presenti:

  • il Punto di Partenza (il pallino A su Google Maps);
  • il Punto di Arrivo (il pallino B su Google Maps);
  • il tragitto da percorrere (la linea colorata che congiunge i due pallini A-B).

Nel caso non disponeste di mezzi digitali, potete usare un TuttoCittà oppure chiedere indicazioni ad un Mastro Navigatore segnandovi il percorso sul palmo di una mano con un pennarello rigorosamente indelebile.

#2 L’importanza del Come

La scelta del mezzo con il quale raggiungere la vostra destinazione è difficile se non si ha un po’ di esperienza. Fortunatamente, a meno che non siate dei feti, dovreste aver vissuto abbastanza per aver sperimentato diversi modi con cui passare da un punto A ad un punto B nello spazio. Questa guida è rivolta a coloro che decidono di spostarsi in autobus o tram, ma in ogni caso ecco una rassegna dei più comuni mezzi di trasporto in uso sul globo terracqueo:

  • Gambe: disponibili nel formato 1+1 in omaggio, le Gambe hanno il vantaggio di essere economiche e di avere una buona presa su quasi tutti i tipi di terreno tranne i carboni ardenti (a meno che non siate Giucas Casella) ed il Ponte di Calatrava. Lo svantaggio principale consiste nella scarsa velocità rispetto a tutti gli altri mezzi, ma è anche vero che “si può arrivare ovunque, basta partire in tempo!”;
  • Bicicletta Dimiononno: a prezzi davvero contenuti è possibile dotarsi di un mezzo di trasporto vintage che non inquina, non frena, raggiunge buone velocità sulle tratte urbane e vi fa diventare il 378% più hipster;
  • City Bike: pensata per le città europee, risulta però inadatta alle città italiane, dove si parcheggia sui marciapiedi, si passeggia in linee da 5 sulle piste ciclabili e si va in calesse contromano;
  • Automobile: stai scherzando? Con il traffico che c’è? Con la ZTL e il maltempo? E dove parcheggi? Tsè, un’ auto! E dove cazzo vai con l’auto? Ma ti droghi?
  • Mezzi Pubblici: ad un ottimo prezzo è possibile arrivare ovunque con tempi mediamente prevedibili. Il problema dei Mezzi Pubblici è costituito dalla sua fauna (vedi #4 Il Trasporto Pubblico e la fauna locale) e dal fattore imprevisto che potrebbe far si che venga soppressa la corsa che vi serve senza alcun motivo reale.

#3 La giusta armatura

Immaginate un cavaliere crociato che si lanci in battaglia sotto le mura di Gerusalemme vestito di boxer e sexy canottiera a rete. Improbabile sopravviva, vero? Questo perchè non ha il giusto equipaggiamento per l’epoca per affrontare il suo nemico. Se state leggendo questa guida vuol dire che il vostro avversario non è Saladino, ma sono il freddo, la neve, l’acqua ed il vento. Rifiutate vesti leggere e che possano inzupparsi come Rigoli nel té e dite SI! a sciarpe, cappotti, berretti e guanti. Con l’aggiunta di un robusto ombrello siete pronti e scudati contro il Generale Inverno. Alla pugna!

#4 Il Trasporto Pubblico e la fauna locale

Il posto da raggiungere è distante, siete pigri, non avete una bicicletta e non volete rubarla, perciò avete optato per un autobus o un tram. Ogni mezzo pubblico porta con sè casi umani ed uno di questi siete voi. Conoscere le specie quasi sempre viventi che popolano quel microcosmo fatto di scritte sui sedili (quando ci sono i sedili), corrimani al tetano e vetri appannati è la chiave per la sopravvivenza durante il tempo di una corsa. Ecco quindi una breve rassegna delle principali forme di vita animali che incontrerete su un qualsiasi autobus/tram SOPRATTUTTO quando il tempo è inclemente:

  • l’Anziano: non avendo un cazzo da fare, i vecchi vanno a spasso, ovviamente nelle ore di punta, ma anche sempre dai. Occupano i posti a sedere e ti picchiano se disgraziatamente non ti sei accorto di uno di loro e non gli hai ceduto il posto. Indossano gli stessi vestiti che indossano d’estate (stagione in cui è impossibile vederli in maglietta – gli anziani non hanno magliette ma al massimo camicie a maniche corte) e maledicono la gioventù ineducata e starnazzante;
  • lo Studente Liceale: impegnato in accademiche e brufolose discussioni con i propri compagni di bisboccia, lo Studente Liceale è riconoscibile per il vizio di tenere in spalla lo stracazzo di zaino occupando il doppio del posto e ferendo gli altri passeggeri. Normalmente si spostano in branco e comunicano con vocalizzi adolescenziali;
  • lo Studente Universitario: specie mansueta, è caratterizzata dallo sguardo carico di ansia e terrore tipico di chi deve affrontare un esame (o anche no: lo Studente Universitario è SEMPRE un disagiato);
  • il Matto: che sia un clochard o no, il Matto è immediatamente distinguibile. Solitamente è intento a confabulare tra sè e sè o a prendersela con l’autista dal fondo del mezzo per ragioni sconosciute. Si consiglia caldamente di non farsi trascinare dalla curiosità per lanciarsi in una conversazione con il Matto o non riuscirete più a venire fuori dal vortice dell’Assurdo (true story);
  • il Toro: per lui il mezzo è una gabbia e le porte un invitante drappo rosso. Si guadagnerà l’uscita a qualsiasi costo, eventualmente scusandosi frettolosamente, travolgendo donne, vecchi, bambini ed intere nazioni;
  • il Scusi…: mistero dell’evoluzione, il Scusi… ha la caratteristica di chiedere costantemente indicazioni. Seppur sia lecito domandare che fermata sia o quando sia opportuno scendere, il numero enorme di domande del tipo “che linea è questa?” o “devo andare in via sconosciuta pure al sindaco, quando devo scendere? E come ci arrivo?” poste da questo animale pone seri dubbi circa le sue capacità di sopravvivenza, tanto che in letteratura è considerata specie parassita.

#5 Consigli finali

Nonostante sia molto basso il tasso di mortalità a causa del “Brutto Tempo Invernale Random in Città che io dico cazzo ma proprio oggi che devo andare lì?”, occorre ricordare quanto gravi siano i danni psicologici e fisici che questo comporta. Se siete proprio sicuri di voler abbandonare le calde coperte e la sicurezza accogliente della vostra dimora, siate sempre pronti al peggio. Fate testamento e dite ai vostri cari che volete loro bene. Sopravvivere è diverso da vivere e se è vero che “ciò che non uccide fortifica”, ancora la comunità scientifica sta cercando di scoprire cos’è che viene fortificato, visto che uno spirito -dopo un’esperienza come quella di ieri- non lo avrete più.

“Dove sono finito? Eh!” – Un post inutile per ritornare qui.

Non sono morto. Credo.

Dopo l’ultimo post è iniziato un periodo di bruttura, la mia umanità s’è impoverita ed ho visto cose che SI INSOMMA LA SESSIONE INVERNALE. Quanti tra di voi frequentano o hanno frequentato l’Università sanno bene il dramma costituito dalla winterssesscion degli esami: festività mal godute, freddo, fame, disperazione.

All’inizio dell’avventura mi ritrovavo con la prospettiva di dare una secchiata di esami così da arrivare ad avere la quantità di cfu (parolaccia!) necessaria per poter fare il tirocinio in primavera. Ci sono riuscito, grazie ad un atteggiamento full-cock™, all’ amorevole e paziente supporto di Namida, ai pat pat di amici, parenti e cazziemmazzi, ma soprattutto grazie a Shia.

Terminata la sessione vittoriosamente, mi sentivo come Rocky Balboa: trionfante, massacrato di botte e italoamericano. Avevo bisogno di una vacanza e me la sono concessa, inzuppando il duo mente-corpo in sesso, droga e rock’n’roll (dove la droga è il videogaming molesto).

E poi?

Poi è iniziata la ricerca del relatore per la tesi e l’ho trovato.

Poi ho iniziato a cercare la sede di tirocinio e mercoledì ho il colloquio in un posto fighissimo dove spero di essere preso.

Poi mi sono accorto di come stessi semplicemente facendo scorrere il tempo. Le giornate passavano in modo neutro, inerziale, all’insegna dello spreco. Allora mi sono ricordato di avere un blog, di averlo trascurato, di aver voglia di scrivere ma di non ricordarmi come si fa.

E poi eccomi qui.

É tempo di crescere.

Guida imprecisa alla prima giornata in Minecraft

Questo sintetico tutorial nasce dall’esperienza dell’autore e si propone di aiutare passo-passo il videogiocatore alle prime armi, guidandolo in un mondo di cubi e fisica dubbia che quasi certamente peggiorerà i sintomi del suo Disturbo Ossessivo-Compulsivo!

Let’s start!

#1 Capire dove ci troviamo

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L’Eden che presto distruggeremo in nome del progresso.

I primissimi secondi ci dicono già se siamo destinati alla sopravvivenza o ad una morte lenta e dolorosa. Infatti, semplificando molto, potremmo dire questo: Alberi=bene/Distesa sconfinata di sabbia o acqua=male. Nonostante sia possibilissimo giocare alla spaccaculi spawnando in qualsiasi punto del mondo, iniziare una partita circondati da alberi e animali da trucidare per saziare i nostri appetiti è una gustosa fortuna. L’HUD ci informa della nostra vita (gli ovvi cuori rossi) e sulla nostra fame (gli altrettanto ovvi cosciottoni di carne), situati immediatamente sopra la barra dell’esperienza e la barra con gli slot liberi (dove troveranno posto le cose da utilizzare).

#2 Procurarsi il legno

YATTAA!
YATTAA!

Se avete mai desiderato vendicarvi dell’odiosa Natura, che da sempre limita le potenzialità e le libertà umane con inutile e molesta intolleranza verso le nostre attività più inquinanti, avete scelto il gioco giusto. Infatti la prima cosa da fare per procurarsi il legno (materiale BASE necessario alla costruzione di utensili e a tante altre cose) è…prendere a pugni gli alberi. Fico, vero? Ebbene sì: individuate l’arbore nemica e fategliela vedere a quel motherfucker in verde, colpite più forte, sfogate la vostra santa rabbia! Che capisca chi comanda! Dopo qualche secondo di colpi ben assestati, la vostra possanza e le vostre combat skillz vi procureranno un bel cubettone di legno grezzo. Continuate per averne di più o finchè non vi stufate di usare cieca violenza contro la flora locale.

#3 Le gustose giuoie del Crafting

Aprite il vostro inventario con l’apposito tasto che avete precedentemente settato nelle opzioni (se videogiocate senza prima controllare e regolare, eventualmente, le opzioni siete delle minchiazze), selezionate i cubi di legno grezzo e posizionatelo in uno dei 4 slot dedicati al crafting base. Il vostro intuito vi guiderà alla creazioni di simpatiche assi lignee.

Senza nemmeno usare la sega!
Senza nemmeno usare la sega!

Con un procedimento analogo, sfruttiamo le assi per realizzare un banco da lavoro (che permette il crafting avanzato) e per creare dei bastoni, fondamentali per un’infinità di altre cose che dopo se ho voglia vi dico sennò ve lo scoprite da soli.

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Piazzate il banco da lavoro dove più vi aggrada e contemplate la bellezza del vostro Scatolone Fabbricone (se non sapete cosa ho appena citato avete avuto un’infanzia brutta). Quindi interagite con la crafting table e realizzate una spada con i materiali a disposizione. Il procedimento permette di costruire tutti gli utensili base necessari in game (come l’ascia o il sacro piccone), basta variare posizione e tipologia di materiali all’interno dei 9 slot, quasi sempre la chiave per ottenere ciò che si vuole è riprodurre in piccolo l’oggetto desiderato.

Easy peasy lemon squeezy! :D
Easy peasy lemon squeezy! 😀

#4  La Mattanza

Afferrate con cavalleresco rispetto la vostra Durlindana di legno ed sorgete quali guerrieri dal sapor di fanciullo in lentiggini e salopette di jeans. Percepite come vibra lo mortifero strumento: brama sangue!

Lo sguardo sbirulino non basta a nascondere il presentimento di morte.
Lo sguardo sbirulino non basta a nascondere il presentimento di morte.

Con pochi fendenti il vostro amato simbolo fallico vi donerà bistecche crude, cibo! Una sana alimentazione è fondamentale al cubico avventuriero e lo sostiene nelle più ardue delle gesta. Ovviamente è possibile nutrirsi senza arrecare sofferenza ad alcun animale, raccogliendo mele dagli alberi, trovando carote, patate o coltivando queste insieme al grano (da cui ricavare il pane). Ma la strada vegana è lunga e difficile se non si hanno un po’ di esperienza e di pazienza, perciò trucidare teneri maialini e mucche kawaii è sicuramente il modo più rapido per riempirvi la poligonale panza. Ma aspettate a divorare le crudi carni della bestia da poco uccisa! La scoperta del cibo cotto sul fuoco è d’altronde una pietra miliare dell’evoluzione umana. Ai forni! Ai forni!

#5 Evolvere all’età della pietra

Avete una pala ed un piccone? Ottimo. Se non vi trovate nelle vicinanze di una montagna o una caverna, scavate la terra fino a trovare la roccia. Vi consiglio vivamente di non scavare direttamente sotto ai vostri piedi, chè se vi trovate sopra ad una grotta fate una brutta fine (l’autore precipitò in un lago di lava alla sua prima partita). Picconate quei cubi grigi per ottenere pietrisco e continuate a farlo fino ad accumulare una scorta decente, possibilmente creando una stanza nella quale rintanarvi dopo il tramonto (il perchè lo vedremo dopo).

L'allegra cripta color marciapiede.
L’allegra cripta color marciapiede.

Interagite con il banco da lavoro e realizzate la fornace. Piazzate quest’ultima dove vi pare e molestatela mettendo nello slot inferiore il combustibile (legno o carbone) ed in quello superiore la carne suina.

Cucine da (in)cubo.
Cucine da (in)cubo.

In pochi secondi avrete pronto il vostro gustosissimo pranzo e avrete reso fiera di voi Benedetta Parodi!

#6 Affrontare la notte ed i suoi raccapriccianti pericoli

"Che bello, cosa mai di brutto potrebbe capitare?" - videogiocatore illuso poco prima di essere fatto saltare in aria da un creeper.
“Che bello..cosa mai potrebbe capitarmi di terribile in una notte così?” – videogiocatore illuso poco prima di essere fatto saltare in aria da un creeper.

Qualora non abbiate avuto il culacchione sfondato di ritrovarvi nei pressi un belante gregge di pecore (lo sterminio del quale vi fornisce non solo cibo ma anche lana con cui realizzare un letto, letto che vi permette di saltare direttamente all’alba, comenellavitaverah!™), la morte del giorno può assumere il significato di una futura vostra dipartita o comunque di una qualche rottura di palle. Scavando e picconando dovreste aver trovato già del carbone con cui realizzare le torce, preziosa fonte di luce. Il consiglio dell’autore è quello di rinchiudervi -usando blocchi di terra ad esempio- con orgogliosa codardia all’interno della vostra tomba, illuminarla opportunamente con le fiaccole e trascorrere la notte continuando gli scavi, cuocendo nuovi materiali e facendo pratica delle meccaniche di gioco. In alternativa potete affrontare i tanti, tanti, TANTI mostri che spawneranno con il sopraggiungere delle tenebre, essi infatti forniscono materiali unici e permettono di accumulare punti esperienza necessari in fasi più avanzate del gioco.

#7 Ora che è arrivata l’alba cosa faccio?

Continui a giocare. Hai le basi, il mondo è lì che aspetta di essere devastato e stuprato da te e solo da te. Esplora, uccidi, brucia, distruggi, costruisci e scopri.

Go, champ!

C’era una volta il silenzio #1: La Vicina Molesta

(Si lo so, dovrei trascurare di meno questo blog.)

 

Sarò vecchio, ma a me questa Civiltà del Rumore  non piace. Vivo in una grande città, una metropoli ed ovviamente non mi aspetto né pretendo di sentire solo il cinguettar d’augelli o il mormorio delle verdi fronde. Ci sono il traffico continuo, lo scalpiccìo delle genti, la vita insomma. Ed io non voglio il buio e la morte e rinchiudermi in un bozzolo ovattato di quiete inquietante. Però eccheccazzo.

Innanzitutto TU, Vicina Molesta. Devi morire male.

Lo so lo so, non si augura la morte a nessuno, ma non me ne fotte gnènte. Perchè non conto più le volte in cui le forme e i modi della sua esistenza hanno contribuito a rendere la mia una vita mala.

Occorre innanzitutto che voi sappiate questo: la mia cameretta di fanciullo confina con un altro appartamento, più precisamente con una cucina. Cucina. Luogo che richiama il calore del desco familiare e il lontano fascino materno del focolare, vero? E invece…

Il vallo che divide l’apparente amenità della mia stanzetta dalla perfida cucina della strega non è altro che un muro in mattoni molto sottile, chè evidentemente quando hanno costruito il palazzo GIÁ SAPEVANO della mia venuta e si sono industriati per aumentare il mio tormento.

Direte: “e quindi la vicina? Quando arriva in questa interessante storia?” Un attimo di pazienza.

I più scaltri tra voi avranno già carpito la Verità, ovvero che in quell’appartamento vive la Vicina Molesta e che quella kitchen è l’oscura forgia delle sue raccapriccianti pietanze e palcoscenico delle sue più efferate performance sessuali (EBBENE SI, CRISTODDIOH).

Ma concretamente, che combina quella donna di tanto spaventevole? “Sire, il popolo chiede un elenco puntato” ed eccovi accontentato, VOLGO! La Hell’s Kitchen manda in onda quasi quotidianamente e spesso in piena notte:

  • urla e grida sguaiate della più diversa origine;
  • bestemmie al Signore Onnipotente creatore del cielo e della terra etc.etc. amen;
  • risate dal tono demente;
  • sexual vocalizzy™ connotati dalla stessa intensità e dallo stesso entusiasmo di un gufo ottuagenario nonché depresso;
  • sbatter di porte e d’ante armadiche;
  • sbatter di pentolami e posate;
  • stereo ad alto volume con musica orripilante, generalmente per coprire invano i Sexual Vocalizzy™;
  • parties con amici ed amiche all’insegna del CASINOTOTALE MORTACCILORO;
  • maratone con i tacchi senza premi;
  • altre cose che non scrivo perchè adesso non mi vengono in mente e comunqueavetecapito.

Susciterà il riso (o la pellagra) nel lettore lo sapere che la Vicina Molesta è solita lamentarsi del rumore prodotto da altri condomini.

COME DIFENDERSI? Non si può. L’educata e gentile comunicazione verbale che forse è opportuno adottare comportamenti più rispettosi degli altri non è servita a nulla. L’alternativa cruda dell’omicidio per mezzo di attrezzi agricoli dell’alto medioevo non risulta -attualmente- adottabile, pertanto non si può far altro che arrendersi e stringere una calda e proficua amicizia con i Tappi per le Orecchie, vera santa invenzione dello umano ingegno.

 

Il mio cellulare ed io: un rapporto raccontato male e disordinatamente

Vi avviso che non ho intenzione di rileggere il post dopo aver scritto chè correggere è da sfigati (non è vero, è che non ho sbatti – va’ che giovane sbarazzino che sono! Quasi quasi stasera azzardo anche il formaggino nella minestrina).

Dunque.

Il mio cellulare è un vecchissimo Samsung Galaxy Ace. Credo.

La nostra storia di disamore comincia un anno e mezzo fa quando, stufo di ritrovarmi in compagnia dei Paria della tecnologia mobile ed essere discriminato per il fatto di non poter utilizzare whatsapp, mi decisi ad acquistare per qualche decina di euro questo macina-caffè  che detesto ma che non cambierei mai perchè non esiste che io spenda soldi per un cellulare. Perchè è un cazzo di cellulare e dovete far pace col cervello e ripigliarvi voi, si voi, che vi fate le seghe a cinque mani in coda fuori dall’Apple Store in attesa di bruciare il vostro stipendio sull’altare del nuovo Minchiafonino™.

Ok mi calmo. Che stavo dicendo? Ah sì.

Il mio cellullare ha quasi più problemi di me.

  1. Innanzitutto ogni tanto si mette a vibrare per un secondo poi, dopo tre o quattro secondi, vibra due volte. Volete l’onomatopee? Va bene. Praticamente fa BRRR……….BRR BRR ed ho capito che questo vuol dire che si impalla per un po’ e poi si sblocca. TUTTO DA SOLO. Non so, vuoi anche chiamare chi vuoi tu? Vuoi le chiavi della mia auto? SEI UN OGGETTO NON PUOI DECIDERE TU, NON HAI VOLONTÀ E VITA PROPRIE! ACCETTALO!
  2. Con questo telefono non posso fare foto o video. Ed ha una fotocamera perfettamente funzionante e di discreta (molto, molto discreta) qualità. Il problema è che l’obiettivo si è graffiato UNIFORMEMENTE, quindi qualsiasi foto sembra scattata in una sauna o in piena Pianura Padana a Novembre.
  3. Utilizzo un’app predefinita per il meteo e le news. Le previsioni sono assolutamente imprecise mentre le news sono divise in categorie quali Esteri (che ha notizie di politica interna e cronaca nazionale), Nazione (che ha notizie di politica estera), Economia (che ha notizie di dati e percentuali dei titoli in borsa), Scienza e Tecnologia (che ha notizie sui nuovi Iphone e Samsung), Intrattenimento (tutte le news sulle celebrity mondiali e nostrane) e Salute (l’unica che ha notizie veramente sulla “salute”, anche se a volte si perde nei pettegolezzi).
  4. La batteria dura un casino. Ebbene sì, sarò forse l’unico, ma la carica viene tenuta per due giorni. Sembra quasi di essere nei favolosi anni Duemila, quando quei mattoni dei vari Nokia 33qualcosa avevano le batterie dei camion sotto al coperchio e il caricabatterie non era l’equivalente di un farmaco di fascia A. Quindi il mio telefono ha anche del buono in lui.

Io lo so che a nessuno importa del mio cellulare. Questo post non vuole suscitare l’interesse di alcuno. Questo blog non vuole suscitare l’interesse di alcuno. Tutto questo non ha senso. Anzi, questo post e questo post non esistono e voi state sognando. Quando vi sveglierete scoprirete di essere in ritardo per qualcosa di importante ma non riuscirete a ricordare qualcosa, quindi allungherete la mano verso il vostro cellulare per controllare l’agenda e scoprirete di avere un Samsung Galaxy Ace, questo Samsung Galaxy Ace, il mio. Eppure sarete contenti perchè saprete che il vostro telefono, sebbene meno “smart” dei suoi millemila successori, fa quello che deve fare senza lamentarsi. Sarete contenti perchè saprete che quando lo accendete avete esattamente il tempo di pisciare e mettere su il caffè prima che sia operativo e a voi le cose ben calcolate nei tempi piacciono quanto quel BRR BRR il quale vi ricorda che il vostro telefono è vivo e vi vuole bene nonostante tutto.

Di come perdei l’Internet ma poi lo riguadagnai

SPROVVEDUTO 1: “Ricordi, o amico mio carissimo, quando non vi era l’Internet? Ricordi quanto era semplice la vita? Quanto poco bastava a divertirsi et intrattenersi?

SPROVVEDUTO 2: “Rimembro, o mio friend, le risate e i giuochi e tutte quelle cose che ci rendevano happy! shalallà! senza bisogno di un like o una condivisione o un qualcosa che bufferasse accaso.

SPROVVEDUTO 1: “Quelli erano tempi d’oro!”

SPROVVEDUTO 2: “Invero!”

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LO SPAVENTEVOLE DRAMMONE 

Era uno dei primi giorni d’autunno di quest’anno, quindi dieci giorni fa circa. Il video sullo schermo del mio pc prometteva ancora una ventina di minuti di divertimento a me e alla persona che mi stava accanto, mentre la tazzina di caffè che tenevo in mano era all’oscuro quanto il sottoscritto di quanto sarebbe di lì a poco accaduto…DUN DUN DUUUN!!!

Il piccolo Timmy mi guarda con la curiosità dei bambini e mi chiede: “Papà Procione, continua questa storia! Dimmi come va a finire! Poi comprami i giocattoli quelli belli, non come quelli a buon mercato che mi regala Zia Anatra, quelli che ci gioco e poi mi bruciano le mani e non vedo per due giorni”. Sorrido e decido di accontentarlo, dandogli un paterno *pat pat* sulla sua testolina bitorzoluta.

IMPROVVISAMENTE! la connessione sviene e precipita nei più profondi angoli del computatore, dipingendo sul mio viso la stessa espressione sgomenta e deforme del protagonista del video, bloccato al minuto 35 in quello che sarebbe stato un buffering senza fine. A pensar male non si sbaglia mai ed io, che sono una brutta persona e morirò in solitudine per questo motivo, mi catapulto alla finestra punzonato da un unico pensiero: OPERAI. E mentre questa parola risuona nel mio cranio con echi dal tono padronale, butto lo sguardo oltre il vetro e cosa vedo? Tre uomini e una gamba ed un escavatore. Questo quadretto sarebbe normalmente neutro, anzi potrei descrivervelo parlando della città che cambia, del cablaggio gratuito in tutta Torino con la fibra ottica, del lavoro che riparte, MA! appunto c’entrano i cavi, in particolare uno, il mio, quello che mi porta la 100 mega in casa, quello che penzola rotto dalla pala del macchinario di quei disgraziati malvoluti da Atena. I tre malfattori si guardano con gli occhi sbarrati, consultano carte, parlottano e poi italianamente rimettono il cavo a posto, lo ricoprono un po’ e continuano il loro lavoro come nulla fosse. Potrei giurare di averli sentiti fischiettare con fare noncurante.

“E poi? E poi?” mi chiede il piccolo Timmy. La suspance non gli permette di finire il suo panino al cavolfiore, la merenda dei campioni.

E poi avrei dovuto scendere in strada armato di flamberga e mozzare teste sbraitando frasi senza senso fino al giusto abbattimento da parte dei Carabinieri. Invece ho pensato che avrebbero poi risolto con i nuovi cavi, chè magari potevano lasciarlo lì tanto mettevano quelli nuovi. E invece…

Sono stati giorni lunghi. Ho reinstallato videogiochi che quasi non ricordavo più di avere. Ho visto nuovamente Ghost in the Shell e cazzo quanto è figo quell’anime. Ho studiato per gli esami appena conclusisi. Ho provato il dolore di aprire il browser per cercare qualcosa, ricordandomi solo dopo di quello che era successo e ritrovandomi a piangere davanti alla pagina bianca con la faccina dispiaciuta di Chrome. Quella faccina sapeva.

Ho visto il Male ed era un router spento.

Impegno fa rima con Pino Insegno

Il problema che nasce dal non scrivere un post per tanto tempo è sostanzialmente quello di non sapere come tornare. Sì, insomma, che faccio? Scrivo un post in cui elenco ciò che ho fatto? Ma poi a chi interessa? Cioè magari a qualcuno può importare delle mie epiche gesta, ma più in generale magari un elenco puntato no, non mi sembra il caso. Oppure potrei far finta di niente e scrivere qualche cagata a caso, se non fosse che soffro di una strana stitichezza mentale che mi impedisce di evacuare con il sorriso qualcosa che abbia anche solo la pretesa infondata di far ridere. Quindi? Saluto e basta? Saluto e basta.

Ciao.

Il mio ritornare qui l’ultimo giorno d’estate coincide con un certo condensarsi di risoluzioni le quali hanno bisogno di un inizio simbolico -ed ecco che TAAAC! capita a fagiuolo l’inizio dell’autunno- per trasformarsi in un qualcosa di concreto e tangibile e palpabile. Il processo richiede impegno e l’Impegno è appunto il concetto chiave di tutto questo post del cazzo. Capita infatti che io mi ritrovi ad essere una di quelle persone la cui forza di volontà nel condurre le cose spesso faccia l’illustre assente e vaffanculo dico io.

Cosa significa IMPEGNO? Significa che se (ri)apri un blog non lo abbandoni a se stesso per settimane e settimane. Significa che se prometti a te stesso di fare qualcosa che sai, senti, credi ti farà bene (sotto tanti punti di vista), allora -porcadiquellavaccah- la fai. (L’ignaro internauta che legga questo “fai” va informato da subito che l’autore di questo blog è il classico individuo che parla parla ma che -appunto- non concretizza mai una beneamata minchia. Evviva, almeno, la consapevolezza).

E quindi? E quindi calma chè non ci si trasforma in spaccaculi da un momento all’altro. Questo è un post automotivazionale e come tale va preso: come un qualcosa che ha un’alta probabilità di rimanere inciso da queste parti come monumento alle Promesse non Mantenute. E quindi, se vi va, STAY TUNED!, chè vedi mai che riesca a sorprendere me stesso!

Ricordatemi così.
Ricordatemi così.

Io lo so che qualcuno di voi stronzi ha il climatizzatore a casa

L’immagine tipo dei notiziari e dei servizi meteo.

Fa caldo. Quindi che fai?

Sei una persona intelligente ed attenta, perciò eviti alcool (tranne la birra fresca di sera) caffè, tabacco, maglioni di lana, caccia al cinghiale, piatti grassi, piatti fritti, piatti tipici della Calabria, rompicoglioni, incazzature, la fila al supermercato e le sexy tutine aderenti che cercano invano di dare un senso a tutti quei soldi che butti in palestra. E scansi tutto questo, con talento e costanza invidiabili, perché da qualche parte hai letto (o forse era un servizio di Studio Aperto o forse la saggezza degli anziani) che tutto questo è sbagliato ed immorale mentre giusto è il mangiare frutta, bere acqua, vestirsi leggiueri e con tessuti naturali, fuggire le ore più hot e riposarsi all’ombra.

Quindi tu, che sei scaltro e saggio, rimani rintanato in casa, osservando il mondo da un oblò dalle fessure orizzontali delle tue serrande abbassate mentre ogni cellula del tuo corpo sguazza nel sudore, quel sudore che -giureresti- odora di parcheggi assolati e buffering.

É allora che lo vedi.

Giunge dal fondo della strada, una lingua di asfalto, cemento e terrore stretta tra due palazzi arrostiti dal sole. Pensi sia un’allucinazione, un miraggio, forse causato da quella fetta di melone in più mangiata dopo pranzo. Ma è reale.

É il runner.  (DAN-DAN-DAAAN!)

Con un’età compresa tra i 28 ed i 55 anni, il runner lo si riconosce facilmente per la divisa composta da una t-shirt o canottiera attillata, cardio-frequenzimetro, i-pod, pantaloncini corti e scarpe da running (appunto, è un runner).

Che cazzo ti ridi?!
Che cazzo ti sorridi?!

Il runner donna è fit e corre per mantenere alti i propri punti figa da spendere in ufficio o sulla tua bacheca facebook. Il runner uomo è sportivo, perennemente abbronzato, perchè sempre in forma deve essere soprattutto la sua immagine vincente. E se da questa mia descrizione pensate che io sia un invidioso dal color morte e palesemente spompato e fuori forma, avete ragione.

Invidio la capacità di questi stronzi di correre sotto al sole crudele nel forno cittadino quando io sopravvivo a stento al tragitto frigo-letto che vivo come una Parigi-Dakar in rollerblade e senza ginocchiere.

Invidio la gioia dipinta nei loro volti fradici di sudore appiccicoso quando la mia faccia è sciolta come la maschera di Scream e non vi è più traccia di espressione umana alcuna.

E sono pure social, questi rànner. Essì. Perchè nel caso in cui tu sia stato così fortunato da non vederli in azione, te lo fanno sapere con le loro app della minchia che mostrano chilometri percorsi con tanto di smile e punti esclamativi. Come a dire “guarda un po’ quanto sono healthy e sporty, tu che hai fatto invece?”. Io ho fatto atterrare una sonda sulla Luna in Kerbal Space Program e ho cambiato la sabbia ai gatti.

Ma la loro socialità è evidente anche in RL, quando formano mandrie nelle piste ciclabili, travolgendo vecchiette, schiacciando passeggini, alterando il microclima dei parchi pubblici, distruggendo le coltivazioni, aumentando lo spread.

Io lo so che qualcuno di voi è uno di loro. Già vi vedo a leggere questo post dallo stesso smartphone che pubblicherà il tragitto da voi percorso con millemilagradi all’ombra mentre tutto attorno a voi lentamente brucia. Già vi vedo intenti ad infilarvi le vostre scarpe da running con la suola studiata apposta dai ricercatori Mellin per la corretta distribuzione delle forze, con funzioni massaggianti e antitrauma.

Sappiatelo. Quando sarete lì fuori a correre, con Cristina D’Avena nelle orecchie, mentre pensate a quanto avete letto di running ed endorfine, sappiatelo che dietro le serrande abbassate dei palazzi ci saranno persone come me, sudate ed in mutande, che vi guarderanno domandandosi “perchè?“.

Perché io soffro e loro no?

“Inserisci qui il titolo” Ok.

La verità è che mi mancava scrivere.

Per me, per chi legge, per occupare spazio in un server chissà dove.

L’idea di riaprire bottega è nata nell’imminenza dell’ondata di caldo che ha stravolto l’Europa ed ha potuto concretizzarsi solo dopo l’arrivo di vento e pioggia i quali, con i sentiti ringraziamenti di un giovine ridotto allo stato ameboide per la calura, hanno portato la frescura necessaria all’attività di pensare a cosa arcicazzo scrivere. Ho cambiato tema, ho cambiato stile, ho cambiato mutande. Il nuovo blog dovrebbe caratterizzarsi per un taglio un po’ meno lamentoso “tanto per scrivere” ed un po’ più randomico. Poi oh, si sa che tra il dire e il fare ci sono di mezzo lo scazzo, la noia, la mancanza di idee, la consapevolezza che a nessuno importa™ e la crisi greca, ma voglio pensare positivo chè dicono allunga la vita, ritarda l’invecchiamento e migliora la nostra esistenza (insomma, un concetto jolly come la barbabietola da zucchero in geografia).

Ora: ci sono sicuramente tante cose che dovrei aggiungere al blog tra widget e cazzi e mazzi finchè non stramazzi perciò se avete suggerimenti e/o consigli fatevi avanti perchè in…mmm…due? O tre? anni di blog non ho imparato gnènte nè mi ricordo come si fanno le cose che i blogger fanno, anche solo per non ricevere una denunzia avviluppata attorno ad un mattone.

Ma ditemi. Che mi sono perso?

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